ACE Inibitori e pressione: guida a questi farmaci e rapporto con la pressione

Gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina, il cui acronimo è ACE, sono farmaci destinati alla cura di patologie collegate al trattamento dell’ipertensione arteriosa e all’insufficienza cardiaca.
Gli ACE inibitori hanno l’effetto di limitare lo sforzo del cuore mentre pompa il flusso di sangue nelle arterie, riducendo così i valori elevati della pressione arteriosa.
Inoltre riducono la quantità di sale e di liquidi, presenti in eccesso nell’organismo, contribuendo, ulteriormente, a ridurre i valori della pressione sanguigna.

Questo tipo di farmaci sono assunti da pazienti soggetti a insufficienza cardiaca e somministrati per trattare problemi di salute come l’ipertensione, l’ictus o l’infarto, con la capacità di ridurre il rischio del possibile insorgere di queste patologie.
In soggetti che soffrono di diabete, gli ACE inibitori consentono di prevenire possibili situazioni degenerative a livello dell’apparato renale.

La genesi degli ACE inbitori

La storia farmacologica degli ACE inibitori è collegata al veleno di una vipera di origine brasiliana (Bothrops jararaco), sostanza che dopo un processo di purificazione, è stata utilizzata per via parenterale, dimostrandosi subito la sua efficacia terapeutica. Successivamente, anni di studi scientifici in materia, hanno condotto alla nascita del primo farmaco ACE inibitorio da somministrare, per via orale, ai pazienti ipertesi con l’obiettivo di abbassarne i valori della pressione.

Vantaggi degli ACE inibitori

Tra i meccanismi fisiologici a disposizione dell’organismo per la regolazione della pressione arteriosa, un ruolo essenziale è determinato dal sistema a cascata enzimatica che termina con la formazione dell’angiotensina sostanza dalle evidenti proprietà vasocostrittrici.
Grazie a questo meccanismo è possibile ottenere la regolazione della pressione sanguigna oltre all’equilibrio del sodio e dell’acido-base.

Rispetto ad altri farmaci che agiscono sulla ipertensione, gli ACE inbitori hanno evidenti vantaggi quali:

  • La diminuzione della pressione arteriosa non è accompagnata da tachicardia.
  • E’ maggiore l’efficacia rispetto ad altri farmaci che si comportano come vasodilatatori.
  • Non interferiscono con il metabolismo di carboidrati lipidi e acido urico e infatti possono tranquillamente essere utilizzati da soggetti affetti da gotta, iperlipidemia e diabetici.

Come funzionano gli ACE inibitori

Gli ACE inibitori impediscono all’organismo di produrre un ormone chiamato angiotensina II, bloccando (inibendo) una sostanza chimica definita enzima di conversione dell’angiotensina.
Questo processo ha lo scopo di determinare una serie di eventi in successione, a cominciare dalla dilatazione delle arterie fino  alla riduzione della quantità di acqua che viene riassorbita dai reni, essenziali per abbassare i valori della pressione arteriosa.

Le variazioni della pressione sanguigna dipendono dalla condizione delle arterie; se queste sono dilatate a sufficienza il cuore può pompare il flusso del sangue con un minimo sforzo la cui intensità cresce in funzione della costrizione dei vasi sanguigni.
La pressione arteriosa, quindi, sarà più alta quando i vasi sanguigni si restringono rispetto a quando questi, invece, si dilatano.
Altro fattore determinante che influenza la pressione sanguigna è la gittata cardiaca che dipende dalla frequenza cardiaca, ovvero il numero dei battiti del cuore rilevati in un minuto e dalla quantità di sangue che transita in questo organo vitale.

La gittata cardiaca e le condizioni dei vasi sanguigni determinano i valori della pressione arteriosa che saranno più alti se si verifica l’occlusione delle arterie e la quantità di sangue che circola nel cuore è elevata, viceversa, saranno minori se quest’ultima è inferiore e i vasi sanguigni sono dilatati.
Gli inibitori ACE hanno, appunto, lo scopo di agire su queste due funzioni, tenendole sotto controllo.
Nel momento in cui i reni percepiscono che la pressione arteriosa è scesa, il flusso sanguigno rilascia una sostanza chiamata renina che, con il contributo di altre, produce l’angiotensina II, ormone attivo che provoca due conseguenze determinanti:

  • Costrizione dei vasi sanguigni
  • Riassorbimento dell’acqua nei reni

In questo modo, mentre i vasi sanguigni si restringono, il volume del sangue cresce provocando l’aumento della pressione sanguigna.

Gli ACE inibitori bloccano questo processo riducendo, drasticamente, la quantità di angiotensina II che provoca la dilatazione delle arterie così che la quantità di acqua riassorbita dai reni, diminuisce.
Ne consegue che:

  • In caso di ipertensione arteriosa, gli ACE inibitori aiutano a ridurre la pressione sanguigna
  • In caso di insufficienza cardiaca gli ACE inibitori contribuiscono a ridurre il volume del sangue che circola nei vasi sanguigni, proteggendo il cuore e rallentando la progressione dello scompenso cardiaco.

Dosi e somministrazione degli ACE inibitori

Gli ACE inibitori sono farmaci che vengono somministrati ai pazienti sotto forma di compresse. Per assicurarsi del loro corretto funzionamento, il medico rileverà, costantemente e continuamente, la pressione arteriosa del paziente, con l’eventualità di variarne la dose nel caso i valori di questa non siano conformi alle previsioni della terapia.
Se si è soggetti ad una terapia che prevede la somministrazione di ACE inibitori è comunque importante:

  • Assumere i farmaci sempre alla stessa ora del giorno
  • Non cessare di assumere gli ACE inibitori senza il consenso del medico
  • Prima di assumere farmaci a base di sostanze quali ibuprofene, naprossene o acido acetilsalicilico (come l’aspirina), informare e chiedere il parere del medico.
  • Gli ACE inibitori possono causare una reazione se il loro consumo è associato a quello di anti-infiammatori, diuretici e litio.
  • Informare sempre il medico curante dei farmaci che si assumono, compresi quelli da banco, ovvero acquistati senza necessità di prescrizione medica, come, ad esempio, i diuretici, gli integratori di potassio o altri preparati a base di erbe medicinali.
  • Se si è in stato di gravidanza o si desidera avere un bambino oppure si è in fase di allattamento evitare in modo assoluto l’assunzione di ACE inibitori.

Effetti collaterali degli ACE inibitori

Rari gli effetti collaterali di questi farmaci; potrebbe, però, verificarsi una tosse secca che dopo poco tempo dovrebbe scomparire ma, nel caso non accadesse, è opportuno informare il medico curante, prima di sospendere o ridurre le dosi del farmaco.
Altri effetti collaterali di una certa gravità sono:

  • Eruzione o prurito della pelle
  • Allergie di varia natura
  • Reazione allergica al farmaco con gonfiore in più e diverse parti del corpo
  • Apporto eccessivo di potassio a soggetti con problemi di insufficienza renale
  • Elevato abbassamento della pressione arteriosa, frequente nel caso della prima somministrazione di un ACE inibitore.

In alcuni casi si verificano anche problemi di natura varia quali:

  • mal di testa
  • senso di affaticamento
  • perdita di appetito
  • mal di stomaco
  • diarrea
  • intorpidimento degli arti
  • febbre
  • dolori articolari

Se lingua e labbra della bocca si gonfiano. è opportuno chiamare, immediatamente, il medico in quanto potrebbe trattarsi di una grave reazione allergica al farmaco.

E’ dal 1996 che mi occupo di scrittura per il web.
Da allora scrivo e condivido con i lettori contenuti coinvolgenti ed esaustivi per fornire risposte accurate alle loro domande.
Sicuramente l’aspetto più difficile è riuscire a trovare la “parola giusta” quella necessaria per regalare valore aggiunto a un testo. E questo è il mio lavoro.

ACE Inibitori e pressione: guida a questi farmaci e rapporto con la pressione
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