Vitamina D e pressione: tutto quello che serve sapere

Cosa è la vitamina D

La vitamina D è una vitamina liposolubile ovvero presente nel tessuto adiposo dell’organismo umano.
E’ conosciuta come la vitamina del sole in quanto l’organismo, dopo l’esposizione al sole, è in grado di produrla autonomamente.
La vitamina D aiuta l’organismo ad assorbire calcio e fosforo, entrambi essenziali per le buone condizioni della struttura ossea del corpo umano. Consistente il suo apporto nella funzione muscolare, cardiaca, polmonare e cerebrale.
L’eventuale carenza di vitamina D può essere collegata ad altre condizioni patologiche quali:

  • ipertensione
  • diabete
  • asma
  • morbo di Alzheimer
  • depressione

Vitamina D e pressione alta

Prima del 2013 gli studi scientifici avevano dimostrato la correlazione tra l’ipertensione e la carenza di vitamina D senza però riuscire a determinare che proprio questa condizione fosse la causa dell’innalzamento dei valori della pressione arteriosa.
Negli anni successivi, grazie a uno studio genetico, compiuto su larga scala e a livello internazionale, conosciuto con il nome di D-CarDia e realizzato con l’obiettivo di stabilire quanto una carenza di vitamina D, su base genetica, influisse sulle malattie cardiovascolari, si è arrivati a stabilire che, effettivamente, i bassi livelli di vitamina D possono rappresentare la causa di una condizione di ipertensione.

Tramite questa ricerca scientifica, è emerso che i soggetti con i più elevati livelli di vitamina D, contemporaneamente, registravano i valori più bassi di pressione arteriosa.
Per ogni incremento del 10% di vitamina D, oltre la soglia dei normali valori, corrisponde un rischio inferiore nella misura del 8% di riuscire a sviluppare una condizione di ipertensione.

Dal momento che la ricerca è stata eseguita a livello mondiale senza registrare variazioni sui dati in funzione all’area geografica, risulta evidente che, effettivamente, una carenza di vitamina D possa essere la causa di importanti malattie cadiovascolari e che queste potrebbero essere prevenute proprio tramite l’assunzione di integratori a base di questa vitamina e seguendo uno specifico regime alimentare.

Le dosi da assumere di vitamina D

L’assunzione di una dose di 4000 UI (1 Unità Internazionale corrisponde a 0,025 µg) di vitamina D si è rivelato un sistema efficace contro l’ipertensione.
Nella fase del test, i soggetti partecipanti alla ricerca, sono stati divisi in tre gruppi, trattati con altrettante dosi diverse di vitamina D.
I risultati ottenuti hanno mostrato che quando si registrava la presenza di elevati livelli di vitamina D, la pressione sanguigna sistolica (la pressione massima) diminuiva.
E più alta era la dose UI di vitamina D, più si riduceva il valore della pressione arteriosa. In pratica i ricercatori si sono resi conto che la pressione sistolica diminuiva di 1.3 mm. Hg. per ogni dose da 1000 UI di vitamina D, assunta quotidianamente.

Come si fa a sapere se si è carenti di vitamina D e quanta se ne deve assumere come rimedio naturale per contrastare l’ipertensione?
Un semplice esame del sangue consente di conoscere i livelli di vitamina D presenti nel nostro organismo.
Indipendentemente dai possibili problemi di pressione alta, conoscere i valori di vitamina D è importante in quanto questa ha un effetto determinante sulla struttura ossea, sulla corretta funzione immunitaria e anche sul possibile insorgere di tumori.
Un buon livello di vitamina D è considerato tra i 20 ng /ml. e i 50 ng/ml (nanogrammi / millilitri).
Alcune ricerche scientifiche affermano che in caso di ipertensione, il valore ottimale della vitamina D dovrebbe corrispondere minimo a 32 ng/ml.
In ogni caso, anche se non si ha una carenza di vitamina D, è consigliabile assumere giornalmente dosi da 800 a 2000 UI così da mantenerla a livelli ottimali.

Vitamina D in natura

Esporsi al sole è un modo facile ed affidabile per ottenere in maniera naturale l’apporto di vitamina D.
Esporre il viso, gli arti inferiori e superiori ai raggi solari per due o tre volte la settimana con singole sedute di 15 minuti, consente di assumere una quantità sufficiente di vitamina D, tenendo, però, presente che il tempo di esposizione al sole varia con l’età, il tipo di pelle, l’orario del giorno, ecc.

La vitamina D viene immagazzinata nel grasso corporeo per essere rilasciata nell’organismo quando la luce solare è assente e solo 6 giorni di esposizione al sole possono riuscirne a compensarne 50 di totale assenza.

Le persone anziane hanno una maggiore carenza di vitamina D, in quanto meno propensi a trascorrere il tempo a prendere il sole ma anche a causa dell’invecchiamento dei reni, che diventano sempre meno capaci di trarre beneficio dalla vitamina D, assunta sotto forma di integratore alimentare.

Modalità di somministrazione della vitamina D

La vitamina D viene somministrata per via orale oppure per via intramuscolare nelle dosi indicate dal medico curante. E’ molto raro che l’assunzione comporti l’insorgere di effetti collaterali.
Se però vengono assunte dosi elevate si possono verificare eventi quali:

  • debolezza fisica
  • senso di affaticamento
  • sonnolenza
  • mal di testa
  • perdita di appettito
  • secchezza delle fauci
  • nausea
  • vomito

E’ importante non assumere vitamina D per lunghi periodi di tempo in dosi che superano le 4000 unità internazionali al giorno in quanto potrebbe verificarsi un livello eccessivamente elevato di calcio nel sangue. Tuttavia, in casi di ipertensione acuta, può rivelarsi necessario assumere dosi elevate di vitamina D; in questo caso è indispensabile seguire il trattamento sotto stretta osservazione medica.

Durante la gravidanza e l’allattamento si può assumere la vitamina D ma in dosi che, tassativamente, non superino le 4000 UI in quanto questa potrebbe provocare danni seri e gravi al bambino.

In presenza di malattie renali, l’assunzione di vitamina D non sarebbe consigliata dato che tra i suoi possibili effetti collaterali vi è l’aumento di calcio nel sangue e il rischio di inspessimento delle pareti dei vasi sanguigni.

Integratori di vitamina D

Gli integratori alimentari di vitamina D sono disponibili nelle seguenti forme:

  • Vitamina D3 (colecalciferolo) – costituito da vitamina D prodotta in modo naturale dall’organismo combinata con il grasso presente nella lana del manto degli agnelli
  • Vitamina D2 (ergocalciferolo) Questo tipo di vitamina D non proviene dall’organismo umano bensì da funghi irradiati.

In linea di massima si preferisce somministrare integratori di vitamina D3 dal momento che vi sono più test scientifici che ne hanno accertato i benefici per quanto la D2 provochi effetti altrettanto validi.

Alimenti contenenti vitamina D

Sono pochissimi gli alimenti che contengono nella loro struttura molecolare la vitamina D e sono:

  • Pesce grasso come il salmone, il tono e lo sgombro
  • Fegato di manzo
  • Formaggio
  • Tuorli d’uovo
  • Funghi

Altri alimenti non contengono naturalmente la vitamina D ma vengono fortificati con questa ovvero viene loro aggiunta. I più comuni alimenti fortificati sono:

  • Latte
  • Cereali da colazione
  • Succo d’arancia
  • Yogurt
  • Margarina
  • Bevande a base di soia

Per verificare se un alimento è fortificato o meno con la vitamina D è sufficiente leggere l’etichetta degli ingredienti che, a norma di legge, contrassegna ogni prodotto alimentare confezionato.

E’ dal 1996 che mi occupo di scrittura per il web.
Da allora scrivo e condivido con i lettori contenuti coinvolgenti ed esaustivi per fornire risposte accurate alle loro domande.
Sicuramente l’aspetto più difficile è riuscire a trovare la “parola giusta” quella necessaria per regalare valore aggiunto a un testo. E questo è il mio lavoro.

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